Marco scrive.

E’ noto giusto a qualcuno in più al di fuori della mia famiglia, che scrivo canzoni da più di vent’anni, per pura passione, incontrollabile mania.
E’ noto pure che quando mi metto in testa di dedicarmi a qualcosa, lo faccio con tutto me stesso e pure “col resto”…come se non esistesse più null’altro…quasi riuscendo a trasformare una carismatica dote in un difetto detestabile.
Con questo trasporto inizia questa storia, che ha coinvolto me, la mia famiglia e tutti quelli che mi stanno accanto.

C’è …c’è  una sola parola saltata fuori per caso a dare un titolo a ciò che oramai è una canzone.
Una canzone normale dettata dal fato…dallo stesso destino che incontrollato decide di macchiare un bimbo con un nevo gigante.

Nel Giugno 2006, durante un pranzo fra gli amici dello staff Naevus Italia, quasi per scherzo si propone l’idea di creare uno slogan…un inno…qualcosa che si sarebbe potuta utilizzare a “richiamo” dell’attenzione altrui, …una canzone.
Le prime domande sono state “ma cosa deve trasmettere?…di cosa deve parlare, in che modo...e da dove iniziare?”…”cosa dire prima?”.
E’ iniziato un periodo di riflessione, come un ronzio continuo instancabile nella testa…fino a quando una sera, giocando con la chitarra in mano, sono nate delle prime note accostate a dare un armonia assieme ad una melodia spezzata.
        
“Annachiara”…Annachiara è il nocciolo…il suo saluto sorridente sulla brochure della Naevus…la stella prescelta a fare il riferimento.

A seguito di questa lampante idea, si è fissato il concetto che il testo doveva riguardare la patologia…ma non solo…l’associazione stessa…l’assieme dei concetti…la storia della Naevus e di Annachiara sono un sodalizio eterno inequivocabile.

Una miniera di appunti di concetto, improvvisamente si è proposta nella mente come la trama riassunta di una storia già vista mille volte!: durante l’estate…ha preso sembianze concrete, quella che oggi per me è l’ultima canzone composta e completata e la prima ad essere incisa per intero.

Sull’agenda, sempre appresso per ovvie ragioni, ho cominciato ad annotare le prime frasi stese ad avere un senso senza troppi raggiri,  queste frasi sembravano uscire dai pensieri come sotto dettatura: di solito mi appassiona giocare con le parole…rivederle fino a che non mi riesce di apprezzarne il trucco voluto…ma nel caso della composizione di “c’è” è andata diversamente…ogni tessera del mosaico ha trovato man mano il suo posto da sola ed esattamente come la volevo.

Quando mi è venuto il dubbio della durata, si è presentata assieme anche l’insicurezza sul contenuto…non riuscivo a capire se avevo detto davvero tutto.
Ho annotato su una pagina bianca i concetti principali…e man mano che componevo le strofe …stornavo i punti citati.  

Ho provato tante volte a tagliare qualcosa…ma ottenevo sempre un tavolo senza un piede, ogni istante della canzone “ha” voluto esistere ed esiste.
L’armonia, musicalmente un pò contorta come me stesso, inizia come finisce…si vede ma poi svanisce discretamente, si ascolta come una storia per la buona notte: lascia il senso della speranza e la certezza dell’esistenza.
Inizia tutta da solo…poi gli strumenti colorano la foto…poi compaiono i messaggi, quelli evidenti e quelli nascosti, tra i messaggi i concetti e le persone reali… poi tutti i bimbi e infine tutti ma proprio tutti quanti assieme si grida nell’inno per la vita il diritto a goderla sana.

Il testo è in chiaro per chi lo sa leggere ma rispetta la privacy per la comunità quando cita esattamente i nomi di alcune figure di rilevanza per la storia della Naevus Italia, nomi nascosti fra i concetti…ma al posto giusto nel loro significato, quasi come se il destino li avesse nominati apposta per coronare il loro impegno umano con un omaggio eterno.

Annachiara cresce sotto la buona stella della mamma Stefania, che ha scelto di ringraziare la provvidenza di avergli donato la soluzione al problema, battendosi a vita in quest’impresa della Naevus, in nome di tutti quelli che invece hanno bisogno di trovare la via giusta.
Annachiara sorride, attraverso il suo sorriso la Naevus Italia è già storia che cresce e crescerà, ottenendo sempre di più i risultati sperati da chi la sostiene.
Un fardello si può portare in spalla e lei lo porta non per sua scelta…la più pesante cartella scolastica non peserà mai come il suo macigno nascosto.

Nel Settembre 2006, si arma una combriccola di collaboratori amici, musicisti che per passione e umanità si tuffano con me nella registrazione della canzone.
Si incide prima una bozza, una sorta di sghemba prova per vedere gli effetti…cantano i bambini e i cori degli amici…tutti volontari, nessuno è un  professionista ma è proprio il cuore del messaggio: siamo semplici volontari che vogliono ottenere dei propositi mirati.

Verso il 20 del mese, è pronto l’arrangiamento definitivo con l’aiuto di mio fratello Alessio, si prenota l’incisione dei canti in studio da un altro amico e purtroppo nello stesso mentre si compie un crudele destino: lo stesso giorno che incido il canto di “c’è”, perdo un fraterno amico e collega, …Lino.

Una persona davvero unica, un riferimento quotidiano e una pietra miliare sul lavoro, “Lino di Magenta” da come si firmava in un box apparso sul “Corriere della sera” a seguito di un sondaggio sulla squadra del cuore, il Napoli. Pasquale, della mia stessa età (omonimo di un noto cantautore italiano), nativo di Aversa con moglie e tre figli dei quali al più piccolo ha dato il mio nome, se ne è “andato” per colpa di una “macchia”…ed  ha lasciato un baratro nel mio animo…l’animo con il quale ho dato voce alla canzone che per questa ragione…non ho mai voluto interpretare nuovamente.

Oggi, per una serie di meravigliose diverse circostanze e coincidenze, Lino ha dato il suo nome alla mascotte della Naevus Italia…LINO il Macchiolino…che mi farà sempre compagnia al posto suo, guidandomi nel cammino dell’Associazione con la stessa energia con la quale mi ha guidato nella vita.
 
Grazie, “C’E’”… c’è anche grazie a te.

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PHOTO GALLERY - Il Backstage della registrazione di "C'é" :

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